Syusy alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum

by Admin 12. November 2009 15:31

Dopo il Festival di Rovereto, Syusy torna a parlare dei Popoli del Mare in un altro appuntamento importante dedicato al turismo archeologico: la XII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum (Salerno), che si svolge dal 19 al 22 novembre. Si tratta dell'unico appuntamento al mondo che promuove siti e destinazioni archeologiche creando integrazione tra diverse culture! Syusy partecipa per il secondo anno consecutivo, questa volta insieme a Widmer Berni autore del libro “Haou-Nebout: I popoli del Mare”, per presentare l'omonima trasmissione ancora in onda su Sky (canale Yacht & Sail): un percorso turistico-archeologico in barca nel Mediterraneo alla ricerca dei megaliti che testimoniano la presenza dei Pelasgi su tutte le coste, dal Lazio alla Calabria, dalla Puglia al canale di Corinto fino ad Atene e Micene, arrivando a Troia. Nell'ambito dell'incontro sarà anche proiettata la prima puntata del programma (della durata di 15 minuti) “Le origini archeologiche pelasgiche di Troia”.

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico è molto importante perché si propone, tra le altre cose, di approfondire i temi inerenti la tutela, la fruizione e la valorizzazione dei beni culturali. Si tratta di un prezioso patrimonio dell'umanità, che dal punto di vista turistico ha ancora moltissime potenzialità inespresse. Tra le specifiche dell'edizione del 2009, la Scuola Archeologica Italiana di Atene ha scelto di celebrare proprio in questa sede i suoi cent'anni, durante i quali ha fornito un grande contributo sia alla formazione di intere generazioni di archeologi di altissimo livello, che alla ricerca sul campo, con numerose attività di scavo (vedi quelle della città preistorica più antica d’Europa -Poliochni nell’isola di Lemno- e della Capitale della Creta romana Gortyna). Tra i numerosi altri appuntamenti, segnaliamo l'incontro internazionale delle testate archeologiche, a cui parteciperanno i direttori di tutte le più importanti riviste del settore; una tavola rotonda sul Turismo Culturale del Mezzogiorno; le presentazioni da parte delle Università dei Corsi di Laurea e Master in Archeologia, Beni Culturali e Turismo Culturale. Tra gli ospiti sono attesi anche Philippe Daverio della trasmissione Passepartout di Rai3 e Mario Tozzi, geologo e conduttore della Gaia Scienza di La7.

Per leggere il programma completo e per raccogliere ulteriori informazioni c'è il sito ufficiale: http://www.borsaturismo.com

I Popoli del Mare, dal 3 Ottobre su Yacht & Sail

by Admin 9. October 2009 15:30

Syusy presenta:

 

dal 3 ottobre tutti i sabati alle 19.15
su Yacht&Sail (canale 214 di Sky)

 

Il viaggio di Syusy sulla rotta dei Popoli del Mare è diventato una serie televisiva: 20 puntate da 15 minuti l'una per raccontare la navigazione su Adriatica nel Mediterraneo, in onda da ottobre su Yacht & Sail (canale 214 di Sky, disponibile nel pacchetto Mondo). Un viaggio avventuroso intriso di storia e archeologia per scoprire qualcosa in più dei Pelasgi: popolo di navigatori e costruttori di mura ciclopiche che ha lasciato segni del proprio passaggio in tutti i paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo.

Syusy e gli altri amici del suo equipaggio visitano le mura ciclopiche di Norba e Circeo nel Lazio, l'Elefante di Pietra dell'Incavallicata e i megaliti di Nardo di Pace in Calabria, le grotte preistoriche e i menhir del Salento, passando poi alla Grecia: Naxos, Itaca, Lepanto, Delfi, il Canale di Corinto fino ad Atene e Egina, Epidauro, Tirinto e Micene, per arrivare in Turchia, a Troia.

Parti con noi per un viaggio in barca a vela nel Mediterraneo alla scoperta di un antico passato, spesso sconosciuto. Navigare sul mare Mediterraneo vuole dire navigare nella Storia. I tirreni, i sardes, i paleset, i tursa, i siculi erano Popoli del Mare... E prima di loro c’è stato un tempo in cui un popolo di navigatori e costruttori di mura ciclopiche ha lasciato testimonianze incredibili: li chiamavano Pelasgi, ma chi erano? E da dove venivano? Troveremo le loro opere a Norba e al Circeo… Nel Salento… Ad Atene… Fino a Tirino e Micene.

Qualcuno, già nell’antichità, diceva che era molto più facile viaggiare per il mondo per mare, che per terra. Forse attraversare una steppa, o un deserto può equivalere a navigare, ma attraversare montagne, o boschi, o anche praterie piene di animali feroci è sempre stato più pericoloso che andare per mare. Chi naviga lo sa: per mare sono i venti che ti portano, il mare è uguale ovunque, ha le stesse regole, ma non confini. La terra quindi per chi naviga non ha confini, è tutta la stessa terra.

Chi naviga sa che gli alisei ti portano obbligatoriamente in America, se ti trovi alle Canarie o a Capoverde. Chi naviga pensa che dal momento in cui l’uomo è stato in grado di navigare ha navigato in lungo e in largo per il mondo. Tor Eierdal lo ha dimostrato: anche le navi di tortora o di canne potevano solcare i mari e attraversare oceani. Figuriamoci navigare dentro le colonne d’Ercole! Nel Mediterraneo, malgrado sia un mare difficoltoso, arrivare da una costa a un'altra era cosa da ragazzi, bravi... ma ragazzi! Il Mediterraneo doveva presentarsi come un unicum con la stessa vegetazione e le stesse risorse. Un unico posto, lo stesso paese.

Questo viaggio nel Mediterraneo su Adriatica, la barca di tutti i... Velistipercaso, che ha già fatto due volte il giro del mondo, ha lo scopo di ripercorrere le rotte che i Popoli del Mare percorsero nel loro vagare alla conquista delle terre che da loro presero nome e civiltà. Costeggiare l'Italia, la Sardegna, il canale di Corinto e il Peloponneso fino a Troia con l’occhio attento alla storia ci fa scoprire ad ogni piè sospinto vestigia di un antico passato, spesso sconosciuto.

Troveremo mura megalitiche in quasi ogni porto nel quale approderemo, chiedendoci chi era la gente che le edificò e alla fine rischieremo di fare una scoperta sorprendente che minerà le certezze sulle quali abbiamo fino ad ora fondato la nostra idea di storia. Non ci resta che diventare noi stessi un popolo del mare e cominciare il viaggio... per mare naturalmente!

Info: http://channel.yachtandsail.it/index.php

Omero nel Baltico

by Admin 28. March 2009 21:25

1 aprile 2009, ore 20.00

Tanta Cultura e buon cibo nel Salotto orientale di Syusy

Salotto di Syusy Blady, Piazza Santo Stefano 13, Bologna

OMERO NEL BALTICO

segui la diretta dell'incontro e interagisci live (o riguardati la registrazione) a questo indirizzo:

http://www.ustream.tv/channel/sal8-di-syusy

E se tutto quello che sappiamo su Omero andasse rivisto????

Con Ing. Felice Vinci

Con il suo Omero nel Baltico, Felice Vinci offre dell'Iliade e dell'Odissea un'interpretazione assolutamente inedita e destinata a suscitare scalpori filologici: le gesta di Ulisse e Achille sarebbero infatti da collocare fra il Mar Baltico e il Nord Atlantico, dove all'epoca (secondo il Vinci) risiedeva stabilmente il popolo miceneo, prima che un irrigidimento del clima lo costringesse a una migrazione (di cui si sarebbe persa memoria) fino alle più miti regioni del bacino mediterraneo, nello specifico la penisola greca. La sua teoria si basa fondamentalmente su due assunti di base. Il primo è un buco lasciato dalla storiografia ufficiale: gli studiosi concordano su una origine extra-greca del popolo miceneo, ma non si spingono a ipotizzarne il punto di partenza. E in effetti il Mar Baltico (che nel secondo millennio a.C era in piena età del bronzo) appare plausibile. Secondariamente, non è un mistero che la geografia descritta da Omero non trova una corrispondenza convincente con l'area geografica del Mediterraneo, cosa che aveva già suscitato le perplessità dei primi commentatori dell'opera, fin dall'antichità...

Felice Vinci: Nato nel 1946 a Roma, ingegnere nucleare, dirigente industriale, socio del Rotary, da sempre è appassionato di mitologia greca. Ha finora pubblicato i saggi Homericus Nuncius (Solfanelli, Chieti 1993) e Omero nel Baltico (Fratelli Palombi, Roma 1995; II ed. 1998).

Alla conferenza e presentazione del libro seguirà una cena in stile marocchino, con cous cous, piatti e dolci tipici della tradizione nord africana.

I posti sono limitati e la prenotazione è obbligatoria.

Haou Nebout: i Popoli del Mare al Sal8

by Admin 20. March 2009 17:36

Un appuntamento al Sal8 di Syusy

MARTEDI' 10 MARZO
alle ORE 19
al Sal8 di Syusy
in Via S. Stefano n° 13
incontro con gli autori di
Haou Nebout, i Popoli del Mare
 

di Syusy Blady

In occasione dell’uscita del loro nuovo libro ho chiesto all’amico Widmer e ad Antonella di tracciare un riassunto per arrivare a parlare dei
Popoli del Mare, dei Pelasgi e dell’Haou-Nebout, il misterioso luogo d’origine delle genti che in vari momenti della nostra storia hanno occupato e creato le civiltà del Mediterraneo.
L’argomento è non nuovo ma trascurato nell’ambito storico, forse perché controverso. Con questo libro si gettano le basi teoriche per potere riconsiderare il tutto e trovare risposte più soddisfacenti .
Dal canto mio la mia esperienza come velista (cioè come persona che ha navigato in diversi mari più che come... tecnica della vela!) mi ha portato a fare considerazioni che la gente di terra normalmente non fa: la terra è più difficile da percorrere del mare.
Malgrado il mare possa fare paura ai non naviganti è una grande autostrada dove non ci sono confini politici e dove molte terre possono apparire come un’unica terra.

In questa unica terra questa estate nel viaggio di Adriatica fra Sardegna, Lazio, Calabria e Puglia, passando per il Canale di Corinto, Lepanto Atene, Egina, Tirinto e Micene, ho avuto modo di vedere ovunque enormi mura poligonali megalitiche molto simili tra loro messe in luoghi strategici.
Ho capito anche che il Partenone non crolla (cosa che ha incuriosito i giapponesi, che lo stanno studiando) proprio perché ha alla sua base mura poligonali.
Attraverso questo viaggo sulle coste mediterranee mi è sembrato lampante che questa civiltà megalitica abbia la stessa origine. Resta da vedere da dove venivano.
Felice Vinci, che sarà nostro ospite la serata di presentazione del libro Haou-Nebout. I Popoli del Mare di Widmer Berni e Antonella Chiappelli martedì 10 Marzo alle 19, sostiene che le vicende narrate da Omero ebbero la loro vera origine nel Baltico.
I nostri autori, come dicevano gli Egizi, parlano di un luogo “impelagato”: l’Haou-Nebout, appunto.
Alberto Majrani autore del libro Ulisse, Nessuno, Filottete ci mostrerà le vere Colonne d’Ercole che si trovano in Scozia.
Sono veramente felice di ospitare al Sal8 un incontro sul libro che qui di seguito viene presentato dagli stessi autori.

Syusy Blady


Da Haou-Nebout, i Popoli del Mare di Widmer Berni e Antonella Chiappelli:


L'ORIGINE

Il prof. C. Renfrew di Cambridge già dall’inizio degli anni '80 riconosceva con un coraggioso atto di onestà intellettuale che la preistoria per come ci è stata raccontata sui libri di testo non è più attendibile né ad oggi siamo stati supportati da nuove ipotesi basate su solidi presupposti.

La grande crisi fu innescata dalle datazioni al radio carbonio iniziate negli anni ’60 che fornirono date impensabili per la civiltà Megalitica- Atlantica che si poneva cronologicamente precedente di diversi secoli rispetto alle civiltà egizia, sumera, minoica, indiana etc… . Crolla quindi il mito dell’Ex Oriente Lux. Se a ciò aggiungiamo che anche la teoria sull’origine degli Indoeuropei è oggi fortemente criticata tanto da farne nascere di nuove, il quadro generale della nostra preistoria e sull’origine della nostra civiltà sprofonda in un pelago donde sembra impossibile venirne a capo. Alla radice di tali interpretazioni si è necessariamente creato un grave errore d’approccio alle problematiche che coinvolge anche la nascita della Rivoluzione Neolitica.
Che il Neolitico sia nato nella Mezzaluna fertile attorno o poco prima il 9000 a.C. non è più sostenibile.
Si tratta del passo più lungo compiuto dall’uomo nella sua intera Storia. Da cacciatore-raccoglitore, e cioè predatore, del territorio diventa produttore di cibo in grado di accumulare e conservare derrate tali da scongiurare fame e carestia. La vita diviene sedentaria e i gruppi si accrescono a formare operosi villaggi. Esiste un enorme problema però da chiarire! Non possediamo nessun sito in cui sia possibile evidenziare una fase di transizione, in altri termini in nessun luogo dove comparirà il Neolitico è possibile evidenziare anche minimi passi da parte dei Mesolitici verso un’economia di produzione. Sino a una trentina di anni fa ci si aspettava che qualche fortunato archeologo portasse alla luce quel nucleo promotore di quell’economia produttiva che diede il via alla civiltà umana. Si riteneva unanimemente che da qualche parte nella Mezzaluna fertile alcuni mesolitici, stimolati dalla diminuzione delle risorse naturali a seguito del disastro ecologico del 10.000 a.C., avessero intrapreso fortunosamente la strada verso l’agricoltura (poi l’allevamento) e che in tempi piuttosto brevi fossero approdati a codificare gli elementi necessari ad una produzione garantita. In parole semplici, si era in attesa di scoprire l’anello di congiunzione fra Neolitici e Mesolitici così distanti tra loro.


A questo scopo venne coniato il nuovo termine “natufiano” con cui si definivano quei mesolitici sui cui territori si compirà la Rivoluzione Neolitica. Oggi possediamo però la certezza che in nessun luogo la popolazione natufiana ha mai intrapreso passi concreti verso un’economia produttiva rimanendo saldamente ancorati all’orizzonte mesolitico. Sappiamo altresì che la reazione natufiana alla diminuzione delle risorse causata soprattutto dall’estinzione improvvisa della pressoché totalità dei grandi mammiferi, prede di elezione dei cacciatori paleolitici, fu quella di allargare la commestibilità a prede di piccola taglia non considerate in precedenza, nonché quella di esasperare la predazione del territorio. Ciò obbligava i Mesolitici a vivere in gruppi di non più di trenta individui costretti ad un continuo vagabondare per il rapido esaurimento a cui andava incontro il territorio.
L’archeologia ha individuato numerosi siti che sfiorano la soglia del 9500 a.C., ma anche in quei luoghi ed in tempi tanto remoti i Neolitici appaiono già completamente padroni delle conoscenze necessarie a sviluppare un’efficace tecnica di agricoltura tanto da avvalersi fin da queste prime fasi di sementi modificate geneticamente rispetto ai corrispettivi selvatici. Cosa pensare poi dell’improvvisa presenza di animali domestici? Possiamo veramente credere che modificazioni osteo-scheletriche macroscopiche, come un numero minore di costole, siano processi biologicamente raggiungibili in pochi secoli di segregazione coatta? La diversità tra la razza selvaggia e l’animale domestico è di tale entità che il percorso per raggiungere un tale risultato non può che fare retrodatare di molto l’inizio dei processi di addomesticamento e allevamento animale. Non sono i Mesolitici a trasformarsi ma i Neolitici si sovrappongono a questi già del tutto "armati” della loro conoscenza e lo studio dei resti umani lo dimostra incontestabilmente: si tratta di razze umane completamente diverse.


RIVOLUZIONE NEOLITICA



Com’è possibile tenere celata una verità tanto fragorosa? I Neolitici del 9500 a.C. non erano agricoltori alle prime armi, bensì rappresentavano il punto di arrivo di processi e acquisizioni secolari che quindi farebbero oltrepassare di secoli quel momento di trasmutazione del pianeta attorno al 10.000 a.C. che causò la fine del Pleistocene, dell’Era Glaciale, del Paleolitico. Se di un grande diluvio quasi tutta l’umanità conserva memoria attraverso mito e leggenda, il disastro che determinò l’estinzione di innumerevoli razze animali ed innalzare gli oceani da 100 a 200 metri circa cambiando totalmente l’immagine del pianeta, può a ragione essere considerato il Diluvio Universale dei miti. I Neolitici andrebbero quindi considerati prediluviani scampati al disastro. A questo proposito non è banale sottolineare che la tradizione è univoca sul fatto che l’uomo sopravvisse grazie ad imbarcazioni.
Si tratta di una visione che cambia radicalmente l’interpretazione su come la nostra civiltà sia progredita. Se teniamo conto che nei seguenti millenni il Neolitico si diffonderà dal mare all’intero bacino del Mediterraneo con in più la prova certa di un passaggio di Neolitici a Cipro verso il 9000 a.C. nonché l’ampio utilizzo dell’ossidiana dell’isola di Melo che raggiunse luoghi lontanissimi in tempi estremamente remoti, siamo fortemente incoraggiati a formulare l’ipotesi che fin dalla loro comparsa i Neolitici fossero in grado di solcare tratti di mare aperto di centinaia di chilometri come nel caso di Cipro.

Anche la civiltà megalitica-atlantica, come si riconosce unanimemente, una diffusione marittima. La presenza dei grandi liti in isole come le Orcadi dimostrano una capacità di navigare in mari considerati a tutt’oggi infidi e tempestosi. Dal sud del Marocco fino agli estremi della Scandinavia le coste atlantiche sono occupate da un popolo che appartiene ad una vera koinè atlantica senza però che il nucleo generatore di una tale civiltà si sia reso manifesto.


3.500 a.C. I PELASGI

Se il 3.300 a.C. viene considerato come un momento cruciale della nascita della civiltà egizia e sumera già nel 3500 a.C. in Egeo, a Lemno, erano giunti altri audaci navigatori che grazie al segreto dello stagno furono in grado di produrre il bronzo causando la fine dell’Era calcolitica. Costoro erano chiamati dai Greci classici Pelasgi. Per Tucidide furono loro ad imporre i nomi ai luoghi che furono poi abitati dai Greci. Per Dionigi di Alicarnasso anche la pressoché totalità dei primitivi abitanti della penisola italiana erano Pelasgi, alcuni giunti da un indeterminato lontano pelago, altri provenienti da precedenti insediamenti egei. La provenienza dei Pelasgi, veri zingari del mare, risulta del tutto ignota anche se il possesso dello stagno di origine atlantica non può certo essere sottovalutato. È il “megaron” la caratteristica architettonica che dopo Poliochni a Lemno vediamo insorgere a Troia 1 verso il 3.300 a.C. e poi diffondersi a tutta l’area costiera dell’odierna Turchia fino alla Cilicia. La loro lingua chiamata luvio accompagna la diffusione pelasgica e Creta minoica non ne è certo esclusa. Molti eminenti studiosi riconoscono infatti come luvia la lineare A. il luvio riveste un’importanza eccezionale a dispetto del fatto che sia così poco noto ai più. Si tratta infatti del primo linguaggio indoeuropeo a comparire nella storia.
Grandi navigatori, tecnologicamente dotati dell’innovazione del bronzo, furono anche grandi costruttori. La loro più evidente peculiarità è rappresentata dalle mura ciclopiche ad incastro poligonale. Molto famose ed ammirate sono infatti le mura pelasgiche di Micene e Tirinto, mentre sono pressoché misconosciute quelle presenti in Italia nonostante la spettacolarità, l’imponenza e conservazione che le rendono superiori a qualsiasi paragone. Tale eccezionale stato di conservazione è dovuta all’efficacia antisismica dimostrata anche sperimentalmente dagli incastri poligonali che, senza malta legante, permettono un assorbimento dinamico delle forze telluriche. Si tratta di un mondo ancora tutto da scoprire che comprende anche insediamenti individuati solo di recente come quelli calabresi. C’è anche chi, per passione e curiosità, opera a favore di una giusta divulgazione di queste arcaiche testimonianze come nel caso di Misteri per Caso condotto da Susy Blady.


L’HAOU-NEBOUT

Ora, se i Pelasgi per definizione sono Popoli del Mare, e con lo stesso diritto possono essere considerati come tali i Megalitici e gli stessi Neolitici, è inevitabile chiedersi da quale lontano orizzonte marino provenissero. Gli Egizi chiamavano questo luogo Haou-Nebout. Gli inni cosmogonici, le formule universalistiche, i testi sacri e religiosi pongono l’Haou-Nebout alla radice della civiltà umana e ne parlano come di un universo di isole abitate da numerosi popoli. Posto in oceano agli estremi occidentale e settentrionale dell’Ecumene terrestre beneficiava della corrente vivificatrice del Sin-wur, il fiume Oceano. Se nelle fasi arcaiche della storia egizia l’Haou-Nebout possiede una valenza mitico-ancestrale, nei secoli a seguire acquisisce il ruolo di importante partner commerciale grazie alla straordinaria ricchezza mineraria che possiede. Si trasformerà però verso il 1700 a.C. ca. in un luogo da dove giungono popoli nemici invasori.
Fortunatamente i testi a riguardo sono copiosi soprattutto per ciò che riguarda l’ultima invasione, una vera migrazione di popoli pressoché sconosciuti che determinò lo sconvolgimento del Mediterraneo ponendo fine all’Era del Bronzo. Incredibilmente dettagliata sono i testi che riguardano la catastrofe che colpì l’Haou-Nebout causandone poi lo sprofondamento. Per gli Egizi non esistevano le invasioni indoeuropee dalle steppe ucraine, ma bensì l’invasione dal mare dei numerosi popoli Haou-Nebout di cui eminentemente facevano parte i Filistei, gli Achei cioè Greci, Etruschi, Sardi, Siculi, Lici, Dani ed altri ancora. Molti di questi popoli solo successivamente andarono ad occupare quelle regioni dove compariranno in tempi storici.


MEDINET-HABU

Gli Egizi testimoni dellla forza devastante che dovunque si è abbattuta, ci lasciano ad eterna memoria le immagini e le iscrizioni del tempio di Medinet-Habu:

I paesi stranieri ordirono un complotto nelle loro isole. La guerra si diffuse contemporaneamente in tutti i paesi e li sconvolse, e nessuno poté resistere alle loro armi a incominciare dal Khatti (regno ittita), Kode (Cilicia), Karkamish, Arsawa (regno luvio che si affacciava sull’Egeo) e Alasya (Cipro)… Un attendamento fu posto in una località di Amor (regione costiera siriana) ed essi devastarono e spopolarono quel paese come se non fosse mai esistito. Essi avanzarono verso l’Egitto con le fiamme davanti a sé. La loro confederazione era formata dai Peleset (Filistei), Tjekker (Teucri), Shekelesh (Siculi), Danu (Dani) e Weshesh (ignoti), ed essi s’impossessarono dei paesi di tutto l’orbe terrestre, con cuore risoluto e fiducioso: “il nostro piano è compiuto!

Tali sono gli argomenti affrontati nel nostro Haou- Nebout, i Popoli del mare

Wildmer Berni, Antonella Chiappelli

Wildmer Berni: alterna l'interesse e lo studio di antiche civiltà e di numismatica, alla specializzazione in Dermatologia e Venerologia.

Antonella Chiappelli: nata ad Ankara, è laureata in Lingue e Letterature Straniere e Moderne. Si occupa prevalentemente di progetti a favore dell'intercultura e dell'integrazione di famiglie straniere nel nostro Paese.

Syusy intervista Alberto Majrani

by Admin 13. March 2009 19:40

Dall'incontro allo stand di Turisti per Caso alla BIT di Milano, ecco l'intervista di Syusy all'autore di Ulisse, Nessuno, Filottete.

Syusy: Alberto Majrani, hai scritto un libro relativo al fatto che non fu Ulisse a uccidere i Proci, ma Filottete.
Alberto Majrani: Esatto. All'epoca il povero Ulisse era morto da un bel po'. Omero lo ripete di continuo: quando qualcuno dice Ulisse ritornerà!, lui ribadisce sempre No, no: stai pur tranquillo che è morto! E invece tutti conoscono per vera la storia secondo cui sarebbe tornato dopo venti anni, nessuno lo riconosce, ammazza tutti e se ne va. Ma come! Avrebbe la possibilità finalmente di starsene un po' in pantofole con la Gazzetta dello Sport e invece no! Allora ho cominciato a pensare E se non fosse lui, dal momento che tra l'altro tutti dicono che è morto? E se fosse solo un mercenario, assoldato da Telemaco per salvarsi dai Proci che stanno per impadronirsi del potere? Basta leggere alla lettera Omero per scoprire che la storia prende un'altra piega: Telemaco ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a uccidere i Proci, per questo è necessario però che l'assassino passi per il Re di Itaca. E chi mai poteva essere questo incredibile arciere? Lo dice lo stesso Ulisse: Meglio di me con l'arco, solo Filottete!

Syusy:..che era zoppo, e infatti la nutrice...
Alberto:...si accorge della cicatrice lavandogli i piedi, esatto. Insomma: basta mettere Filottete al posto di Ulisse ed ecco che tutte le apparenti incongruenze della storia di Omero si appianano. Omero è l'inventore del giallo quiz!

Syusy: Però c'è anche un'altra interpretazione, quella di Felice Vinci, che dice che l'Odissea non si svolge sul Peloponneso, ma nel Baltico! Poi la leggenda si sposta al seguito di queste popolazioni di grandi navigatori del Nord, e arriva con loro nel Mediterraneo.
Alberto: Beh: anche la storia del mercenario al soldo di Telemaco l'aveva già pensata lo stesso Vinci, ma non si era spinto fino a suggerirne il nome di Filottete.

Syusy: ...ma questo ci riporta al fatto che i famosi Popoli del Mare vengono -o potrebbero venire- dal Nord, e diventando il terrore del Mediterraneo! Tu che ne pensi?
Alberto: In effetti le fonti egizie dicono che provenivano dalle “isole del grande verde” situate chissà dove. Le colonne d'Ercole, che dovevano essere il limite estremo del mondo conosciuto, non hanno mai avuto una collocazione precisa. Ma nell'Irlanda del Nord c'è una formazione geologica chiamata Giant's Causeway formata da 40.000 colonne di pietra e situata “all'estremo Nord del mondo conosciuto”: l'Irlanda, appunto. L'Irlanda era un luogo in cui il mito era ben noto, e infatti ci sono molte corrispondenze: la “renna” dalle corna d'oro, il cinghiale che affonda nella neve fresca... In Grecia tutto questo mi sembrerebbe un po' improbabile!

Syusy: Ecco spiegato il ritorno di certi toponimi fra Nord Europa e Mediterraneo, quindi.
Alberto: Esattamente. Come d'altronde hanno fatto gli europei in America, dove esiste una Roma, un'Itaca, una Siracusa anche oltreoceano...

Syusy: Effettivamente anche Omero, per bocca di Atena, ci dice che il nostro caro Ulisse era biondo! Come mai?!
Alberto: …e non solo lui: Achille, Menelao... E anche le donne: Venere, Elena... E allora uno si dice: ma che strani greci questi Danai: sembrano danesi! E invece non è strano!

Syusy: Allora Troy, con Brad Pitt che è biondo...!
Alberto: Infatti uno penserebbe alla classica americanata e invece è forse l'unica cosa che hanno azzeccato!

Nomadizziamoci!

Siamo Syusy Blady e Aykan Begendi,

da quattro anni l'esperienza di viaggio di Syusy, interessata agli aspetti dell'archeologia della Storia e dei misteri, si è "incocciata" con l'esperienza di un mercante turco, viaggiatore, esperto dei linguaggi dei tappeti come Aykan.

Confrontando ciò che abbiamo studiato a scuola e i nostri rispettivi atlanti storici, ci siamo accorti che la storia dell'Occidente senza un'appropriata conoscenza della Storia dell'Asia è monca, e viceversa.

Syusy è appassionata di linguaggio della Dea Madre (lo stesso studiato dalla Gimbutas), Aykan trova nei tappeti innumerevoli simboli che si ripetono costantemente e non sono altro che quel linguaggio conservato dalle mani di donne che hanno continuato a tesser e ricamare quelle immagini.

Dopo il viaggio che abbiamo fatto in Mongolia, ci siamo ripromessi di promuovere la conoscenza del nomadismo e della cultura nomade dell'Asia e non solo.